A differenza del cane, il gatto domestico è un carnivoro stretto e per questo la sua alimentazione ha delle esigenze ben precise. In primis dobbiamo preferire proteine di origine animale, qualsiasi tipologia ma di origine animale. Carne rossa, carni bianche e pesce, costituiscono la base perfetta per la pappa del gatto, mentre le verdure vanno aggiunte in minima parte. Pasta, riso e cereali, invece, andrebbero proprio evitati.
Come consigliato anche per i cani, l’alimentazione casalinga è sempre da privilegiare, ove possibile, soprattutto proponendola ai gatti giovani, durante la fase di definizione delle proprie abitudini alimentari. Nella scelta degli alimenti per l’alimentazione casalinga ricerchiamo qualità e salute, evitando se possibile troppi additivi, conservanti e appetibilizzanti.
L’alimentazione confezionata, intesa come cibo umido (scatolette) e cibo secco (crocchette), quasi sempre contiene anche molti carboidrati. Essi vengono inclusi nelle diete commerciali a partire da derivati dei cereali, che sono tollerati dal gatto, ma non devono essere assolutamente una costante.
Molti stati infiammatori cronici dell’apparato gastroenterico del gatto – con vomito e diarrea – sono riconducibili ad errori alimentari di varia natura. Per questo improntare una buona alimentazione fin dall’età giovanile, o comunque dal primo periodo dopo l’adozione, è particolarmente importante. L’obiettivo di ogni padrone deve essere quello di rendere il gatto capace di alimentarsi con una certa varietà di alimenti, per avere una flora microbica intestinale varia e robusta.
Alimentazione del gatto: variare per educare
Per proporre una varietà di alimenti e stimolare il gatto ad essere meno monotono possibile, possiamo sfruttare la sua naturale curiosità e la sua indole di cacciatore. Queste stesse doti, però, lo rendono sospettoso verso le novità e può essere faticoso per il padrone riuscire a fare assaggiare nuovi cibi al proprio animale.
Si cerca così di lavorare per una sorta di educazione alimentare verso gusti nuovi, con particolare attenzione alle differenti forme di presentazione (ad esempio tipi di cottura) e di consistenze.
Abituare il gatto a mangiare pezzettini di carne di dimensioni e consistenze diverse è uno stimolo ad usare i muscoli masticatori: sbranare, spezzettare, gustare, rievocano la soddisfazione di mangiare qualcosa che si è conquistato afferrandolo con la bocca, come nella caccia.
Poste alcune condizioni di salubrità degli alimenti (carni bianche cotte a fondo, carni rosse almeno scottate esternamente, pesce cotto o abbattuto se dato crudo), il gioco consiste nel proporre carni e pesci diversi, in pezzi di diverse dimensioni e con cotture diverse, senza aspettarci che il gatto termini tutto il pasto. Può anche solo annusarlo o giocarci, all’inizio.
Alimentazione del gatto: quanti pasti? Quanto cibo? E i croccantini?
In questo senso il discorso si fa più approfondito. Vanno tenute in considerazione le esigenze in termini di età anagrafica (cucciolo, giovane, adulto, anziano), in termini di stile di vita (indoor o outdoor) ed infine relativamente alla sterilizzazione, oggetto di diete appositamente formulate. Ogni animale è diverso, per questo è impossibile generalizzare quantità e tipologia di alimento.
Alimentazione del gatto: malessere alimentare
I segnali di malessere legato a problemi di origine alimentare sono molti. Dal vomito, che spesso viene quasi considerato come “normale” per il gatto, ai problemi di diarrea, il dimagrimento, la fame ossessiva, la fame notturna.
Se il vostro gatto presenta una di questi sintomi consigliamo di prenotare subito un consulto con uno dei nostri specialisti. Una volta valutato il problema si interviene, spesso, con modifiche della dieta, con un percorso studiato sul lungo periodo che coinvolge in maniera attiva il padrone.
Non va mai forzata la mano! Serve tempo, pazienza e una buona dose di osservazione per capire cosa apprezza maggiormente il nostro animale.